stringo i denti e spacco vetro come una gatta, frantumo, in una primavera di sole che scalda troppo, ho la pelle che brucia e incendio le lenzuola, di mattina, di notte

sono viva e ho un corpo che non rifiuto più, cullo amorevolmente le mie rotondità così come il filo di lama degli zigomi e sì, bramo perdermi in un universo fatto di parole e soffi leggeri

ahi, respirare l'aria di polmoni altrui, così delirantemente deliziosa

crossing bridges, tesso testi e poi li disfo perché un tempo mi chiamai Penelope, non si può amare a ragion veduta, si ama solo urlando e mordendo con grazia, sono donna anche se non lo sapevo e non lo immaginavo più, avvolta in un maglione di pile - mi nascondevo- ma adesso non più, sono universale come una silenziosa attrice in ombra, come chi scrive parole di vino rosso sulla pelle, come chi, se vuoi, vieni e prendimi

mi tremano le mani
"but I am desire"
postato da ciccuzza alle 12:58 - lunedì, 16 marzo 2009
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nell'autobus un bimbetto biondissimo si lancia fuori dalle braccia del padre, "nena" mi indica, e mi sorride, parla altre parole nel suo idioma ispanico di unenne, non capisco, no te entiendo, ci deliziamo di un idillio di gorgheggi e risate privi di semantica per tutto il tragitto.

Roma mi si dona, sdraiata di un tramonto fatto di stracci compiuti - aranci - riversi sull'azzurro specchiandosi, nel Tevere, mi fermo, altra gente capisce e si ferma accanto a me, qualche scemo prende e fotografa: sshh, lascia tacere pixel e bottoni, guarda a polmoni aperti, riempiti e poi lascia che la memoria sbiadisca tutto, a suo tempo...

ma non trovo il teatro, dov'è il teatro? è un gioco a nascondino, entro in un androne, di un palazzo nelle viscere di Trastevere dove Trastevere smette di essere proprietà dei turisti. entro nell'androne come una che ha sbagliato a entrare, quella non è casa sua, in silenzio, apro una porticina.
postato da somanywords alle 22:56 - domenica, 08 marzo 2009
commenti (2)commenti [popup] commenti (2)commenti in i fatti miei, le città visibili
Le case di Roma hanno due facciate: quella esterna, da porgere agli stranieri e a chi passa col naso in su, e quella nascosta con gli infissi del dopoguerra e i balconi puntellati a malapena.

Tutto ha due facce, il biglietto da visita con stampigliato nome e cognome, vergato in bella scrittura un titolone dottorale, e dietro gli appunti. C'è la faccia di rappresentanza, e poi c'è il vero.

Il lato B è quello delle tracce nascoste, quelle che non vanno svelate, il profondo il magico il viscerale.

Voglio scrivere a due facce, una è quella della mia scrittura che riprende forma grazie alle pozze di neve risparmiate dal sole, nascoste al sole dagli alberi,  che pesto coi piedi, e l'altra è quella delle immagini, della musica.

Progetti neonati, o che ho accudito davanti a una birra in un pub poco luminoso col nome di un pesce carnivoro, mentre il tempo vola e si parla di tutto, fa freddo, la birra resiste e ci fa compagnia: il tempo di un'intera sonata, no, è troppo lungo, amie, facciamo un preludio, scegli tu, penso Debussy e non lo dico, pensa Debussy e lo dice, sorrido in silenzio.

Le due facciate delle case di Roma. I due lati, o anche tre, la verità profonda è un miscuglio, penso, è solo quando guardi a tuttotondo la geometria, quando ti scappa dalle mani l'intero, quando stringi le dita e non ti resta nulla.

Quando pensi che la perfezione siano una decina di foto in una stanza, sul pavimento che scricchiola, sedici anni di silenzi e comprensione, amiamo le piccole cose - di pessimo gusto, no - amiamo camminare per ore, anche, amiamo sederci sui gradini freddi e -Haiti, i candomblè, la danza, il corpo, l'uomo che stacca cielo e terra e poi gli tocca ricucirli con un filo, con pazienza, e sennò lei restava senza lavoro.

Poi la mattina mi sveglio e penso a "compagni di viaggio" di De Gregori.
Siamo Amore.
postato da somanywords alle 11:21 - sabato, 28 febbraio 2009
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...silenziosamente le scale, a scanso di equivoci e ostacoli inavvertitamente disposti sui gradini

le grandinano sul viso denti affilati che tagliano e la lingua si assottiglia e si frammenta

domani dipingo, promette, domani dipingo a occhi chiusi come i miniatori medievali, queste mani da quattro soldi e i fianchi

perde il senso dell'anatomia umana, ridi, no, corri come i cavalli arabi dell'ippodromo di Istanbul che ne sai tu dell'ippodromo di Istanbul? niente, ma in compenso sa tutto della metropolitana di Roma, e di quanto sia complesso l'attrito tra tacchi e sampietrini, tra l'essere oggetto sessuale e oggetto di taciturna veglia a mani nude

sentire dolore mi riappacifica con me stessa, si volta, la neve le schiaffeggia le guance, no, non ha mai avuto i brufoli, sì, è sempre stata bella così, di nascosto, al buio, senza farsi accorgere da nessuno, senza odore

buonanotte al boia che sogna sotto il baldacchino trapunto di stelle


sister non pensare, non pensare, non fa male, io lo so, è una specie di sogno, fidati di me, non fa male, fa male solo a te, ma a te ti passerà, è come un sogno brutto, sei solo felice quando finisce, io lo so, certe volte a Fabio non so se ringraziarlo o mandarlo affanculo per essere venuto quella notte, sister, la testa sta già altrove e nessuno può riportarla indietro, sister, il tuo dolore me lo ingoierei tutto intero perché io so digerirlo, vorrei aprirmi in due e fartelo vedere che non fa male, te lo giuro sister, non piangere, non ci pensare.
postato da somanywords alle 19:18 - giovedì, 26 febbraio 2009
commenti commenti [popup] commenti commenti in non ho parole, raccontini piccini picciò, passeggiate nel nulla spinto

Mino         scrive:

*allora

*stanotte pensavo e ripensavo

*alla questione della verbalità, dello scrivere

*che solitamente è monodimensionale, no?

*cioè tu guardi, traduci in parole, poi in immagini eventualmente

*ordunque

*per una volta

*mi è partito tutto da un'immagine

*e ho pensato: perché non costruire un racconto "intorno" a un'immagine? del tipo che tu hai una foto, di base, e MATERIALMENTE ci impagini intorno un racconto

*che non è un'idea chissacché

*però la questione è che di solito l'immagine serve ad illustrare il racconto, mentre invece io voglio creare due cose staccate, che traggano energia l'una dall'altra

*cioè: mentre tu leggi l'inizio, con la coda dell'occhio vedi la parte superiore della foto, e quindi le parole e il ritmo di quel pezzo, anche la lunghezza in termini di battiture, devono tenere conto di quello che di grafico è presente nel tuo campo visivo al momento

Stocco scrive:

*e vabbè

*ma quindi tu non hai in mente una foto già

              Mino         scrive:

*si che ce l'ho!

Stocco scrive:

*nel senso, è vedendo una foto che scriverai

              Mino         scrive:

*no, la foto in mente ce l'ho

*anche il racconto, a grandi linee

*stamattina ho provato ad autofotografarmi con la webcam

Stocco scrive:

*e vuoi uno che faccia quella foto

              Mino         scrive:

*ma è uscita na chiavica -.-

*eh, brava

Stocco scrive:

*ma vengono uno schifo le foto con la web

              Mino         scrive:

*nel senso mo sto chiedendo a XXX se me le vuole fare lui

*anche se però io non mi vado tanto bene come soggetto

Stocco scrive:

*ma quale dovrebbe essere il soggetto?

              Mino         scrive:

*dovrebbe essere una foto sovraesposta

*molto bianca

*un volto preso di tre quarti

*obliquo

*che si vedono solo le narici e le labbra

*che devono essere truccate con un rossetto molto rosso, con la forma tipo giapponese

*e le dita davanti alla bocca, smalto sempre rosso

*quasi a graffiare a sangue

*quello è il cavolo: le mie labbra e la parte di sotto del naso potrebbero anche andare

*ma le mie dita sono brutte

Stocco scrive:

*pure se ti metti le unghia finte

              Mino         scrive:

*no, è la forma delle dita che non va

*devono essere perfette

*le tue potrebbero andare

*cioè in realtà mi sono immaginata una cosa con le tue dita e la bocca di dona

*però non posso amputare i pezzi alla gente

Stocco scrive:

*forse XXX può fare un collage

*e cmq le mie dita non sono perfette XD

              Mino         scrive:

*si, ma per come me la sono immaginata io si

*hai le dita piccole e strette, con molta unghia

*e no, non si può fare un collage, perché le dita devono graffiare intorno alla bocca

Stocco scrive:

*ma x finta... ?

              Mino         scrive:

*no, per vero

*anzi se c'è pure un po' di sangue è meglio

*STO SCHERZANDO, STOCCOOOOO

Stocco scrive:

*ohh....

*XD...

              Mino         scrive:

*però sul fatto del gesto di graffiare no

Stocco scrive:

*mmh

*ma chi s'anna v'rè insomma

*solo le mani ela bocca?

              Mino         scrive:

*mani, bocca, parte inferiore del naso

Stocco scrive:

*e gli occhi?

              Mino         scrive:

*no

Stocco scrive:

*come fa ad essere completamente bianco sopra

*non li prendi proprio nella foto...

              Mino         scrive:

*?

*completamente bianco nel senso che deve essere molto luminosa

*e che si devono vedere molto a contrasto i buchini neri delle narici

Stocco scrive:

*mmh

*oimmè

*io non la voglio fare

*poi soprattutto se il fotografo è XXX

              Mino         scrive:

*perché?

*cioè perché non la vuoi fare?

*non mi sembra traumatica

Stocco scrive:

*mi inquieta...sta tipa che dovrei sembrare

              Mino         scrive:

*non dovresti essere tu

*dovrebbe essere un qualcosa di molto asettico

*a contrasti netti

Stocco scrive:

*mmh...cmq...non ho capito, cioè

              Mino         scrive:

*comunque tu di faccia non vai bene perché hai il naso troppo stretto

Stocco scrive:

*questa cosa la devi fare sicuro? e soprattutto, non hai deciso che devo essere x forza io

*ah, ecco

*allora trova qualcun altro XD

              Mino         scrive:

*eh

*diciamo che di base, per andare allo sparagno di uomini e di mezzi

*ho chiesto a XXX se fotografava me

*perché era la cosa + semplice

*anche se essendo io miss pignol

*avrei preferito un'altra modella

Stocco scrive:

*ah...stiamo parlando di modelle....

              Mino         scrive:

*però XXX vai pure a vedere se lo fa

*"modella" per modo di dire

*soggetto

*chiamala come ti pare

*quindi

*se caso mai

*tu senti a fratoto

*e gli fai leggere tutt stu papir

*e vedi se lui trova una che va + o meno bene, e lo vuole fa

*però in quel caso io non potrei essere troppo miss pignol che ha il controllo sul minimo dettaglio

*che da un lato mi dispiace

*e dall'altro forse è più stimolante perché diventa un processo creativo "a più cape"

*vabbè io + o meno ti ho spiegato

*potrebbe anche essere interessante vedere lui che ci caccia fuori da questa descrizione sommaria che ti ho fatto

*ammesso che gli interessi, la cosa

Stocco scrive:

*:) soprattutto se ha il tempo di farlo

*di sicuro è + facile x XXX

              Mino         scrive:

*si ma è un rompipalle XXX

*cioè -.-

*ti fa cadere le braccia

Stocco scrive:

*vabbè, xò nel caso in cui lui farà la foto

*poche domande e poche spiegazioni

*lui deve fà e basta

*tanto in quello è capace

              Mino         scrive:

*si, però poi si dovrebbe vedere anche la parte di filtraggio con photoshop

*che io con photoshop sono una pippa

*poi non lo so... lui come fotografo è gelido

*nel senso che tu guardi le sue foto e dici, ah, bella, ma poi non ti trasmette niente, solo ghiaccio

*che da un lato potrebbe anche andar bene, perché, come ti ho detto prima, dovrebbe venir fuori una cosa asettica

*però dall'altra grattando, grattando, deve uscire fuori sangue e urla silenziose, non so se mi spiego

*marò io sono troppo complicata

Stocco scrive:

*bè, xò non credo dipenda proprio tutto dal fotografo

              Mino         scrive:

*eh, si

*diciamo che dipende in modo equo da: trucco (a cura di Mino-che come tutti ben sappiamo non è una truccatrice professionista)

*bellezza ed espressività del soggetto (sempre Mino, che è espressiva come un lavandino del bagno)

*abilità del fotografo (XXX, l'uomo di ghiaccio)

*abilità di colui che processa con photoshop (sempre XXX, l'odiatore dell'arte)

*diciamo che abbiamo le basi per una vera chiavica

Stocco scrive:

*mmm

*sennò puoi fargliela fare al cugino di anna

              Mino         scrive:

*ma non lo conosco!

*e poi sono tutti della stessa scuola -.-

Stocco scrive:

*bè, dovresti dirlo ad anna

              Mino         scrive:

*cioè in realtà c'è un amico loro che è bravo

*ma XXX SICURO non me lo presenta

*e poi io come me ne vado da questo? scusa, sono una psicopatica che vuole fare questa cosa insensata qui, non sa manco bene come la farà, ma tu non ti preoccupà, poi dio pensa

Stocco scrive:

*ma infatti, da questo non puoi andà

*soprattutto se XXX non fa da intermediario

              Mino         scrive:

*eh appunto

Stocco scrive:

*sennò chi altro fa le foto....mmh

*non mi viene nessuno

              Mino         scrive:

*bene -.-

*ho come il sentore che questa cosa non si farà

Stocco scrive:

*vabbè, oh, tu prova a vedè come esce fatta da XXX

*poi si pensa

              Mino         scrive:

*si ma quello è una cuglia

Stocco scrive:

*alla fine pèuò esse pure che esce bene

*ah...che tu!

              Mino         scrive:

*vabbè ma io sono perfezionista

*poi io non so se è meglio farle esterne o interne

*lui ha detto dentro, che si controlla meglio la luce

*il che mi va anche bene così per me è più facile riaggiustarmi il trucco se me lo sbavo

*però interne dove?

Stocco scrive:

*si, interne

*a casa tua

              Mino         scrive:

*a casa mia, se lo vede mia mamma lo scanna come un porco a natale


Stocco scrive:

*e la fate nell'ospedale

              Mino         scrive:

*si! con le scialitiche!

*quelle fanno una luce bellissima!

*piatta piatta

Stocco scrive:

*e secondo te vi fanno entrà per fà na foto!

              Mino         scrive:

*dici di no?

Stocco scrive:

*io dico di no...

              Mino         scrive:

*uff -.-

postato da ciccuzza alle 15:40 - giovedì, 26 febbraio 2009
commenti commenti [popup] commenti commenti in i fatti miei
Hoje sou a Rainha

di mattina, piedi di organza sfiorava il terreno fino al treno, e come una bambina piegava la testa nelle curve, come una bambina, nelle curve
hoje sou o que não foi

mentre ad occhi chiusi si gettava nell'acqua, senza respirare, lo schiaffo o l'amplesso freddo, la gioia primordiale e l'utero che le si gonfia di una tempesta marina

 hoje não quero ser a Mãe

con le vele spiegate e le braccia larghe, nera di incubi e dita morse nell'angoscia,
 
hoje sou o que sou

canto della vecchiaia del mondo, e della sua nascita, e quello che sta nascosto dietro agli specchi, dietro alle urla degli innamorati e dietro ai silenzi dei saggi, canto del giovedì e delle donne che si dipingono le unghie di rosso, canto della barba che cresce e diventa una siepe, la sirena sul marciapiede

a sereia
stella maris

ascolto consigliato: O canto de Yemanja - Baden Powell
postato da ciccuzza alle 16:36 - sabato, 14 febbraio 2009
commenti (2)commenti [popup] commenti (2)commenti in passeggiate nel nulla spinto, delirio si ma con nonchalance, il giro del mondo in quattro min
presi una cassetta dove avevo registrato la sua voce. tirava vento. stavamo tutti là fuori a scommettere su chi avrebbe vinto, se la bora, o lui.

alla fine vinse il vento. era troppo presente, troppo reale, e mi ha scippato di mano anche i fogli del quaderno dove avevo scritto. era tutto lì: quando, da bambino, suo padre lo fece salire sul tetto che perdeva. quando mangiò i fichi d'india con tutte le spine perché non sapeva che vanno sbucciati.

adesso si è rialzato il vento, più fiacco, un vento che ha già la pancia piena, si è ingoiato il boccone più grosso e sarebbe ipocrita volerlo negare.
però soffia, e mi lacera dentro: non ci sono mai voluta scendere a patti, nè prima, nè ora.
postato da somanywords alle 20:16 - mercoledì, 04 febbraio 2009
commenti commenti [popup] commenti commenti in i fatti miei, radici
dal calendario pendono le ore e le farfalle infilzate
respirano i cocci delle finestre
respirano soldi in polvere, triturati, giacciono ai loro piedi

e ancora si contano
sulle dita
di tutte le mani, di fango
e con le unghie,
le parole spezzate, tagliate a metà
postato da ciccuzza alle 16:34 - lunedì, 26 gennaio 2009
commenti (1)commenti [popup] commenti (1)commenti in le città visibili, vena polemica, versacci, a me la politica mi fa schifo
sono un piccolo pitbull, mi pare, le mie nozioni di serbo si sono annacquate, un po' è colpa del tevere, un po' dell'adriatico, un po' della birra che sta nel frigo da Halloween

quando sarò bella avrò i capelli rossi e la pelle color magnolia, diceva lei

quando sarò bello avrò due orecchini di diamanti e dita curate, diceva lui

e si divertivano a prendere in giro le divinità giapponesi che a loro volta fingevano di imitare Orfeo ed Euridice, ma i giapponesi sono maschilisti - non te l'ha mai detto nessuno, sugar?

per il matrimonio avevo deciso: una giacca militare, nera, un kimono da combattimento allacciato al contrario - a lutto- ma di seta, e un obi rosso, a recitare la parte della geisha che non sono, che non fui, che non sarò

jasam mala pitbull, e i gatti bianchi e neri me li mangio a colazione.
postato da somanywords alle 15:16 - lunedì, 29 dicembre 2008
commenti commenti [popup] commenti commenti in quando il gioco si fa duro, raccontini piccini picciò, passeggiate nel nulla spinto
Tutte le mattine va a lavorare come se nulla fosse, prende la metro, e guarda le notizie dal giornale del vicino, poi quando le porte si aprono esce.
Fa un lavoro normale, ha una pausa pranzo per prendere un panino o un pezzo di pizza o un kebab e se fosse vegetariano sarebbe un bel problema ma non lo è.
Quando stacca torna a casa, apre la porta e, insieme alle ciabatte, stacca via le gambe.
Le nasconde nell'armadio, sotto i borsoni, quelli dell'interrail della maturità, quelli che si è comprato dopo come regalo di natale, quelli che non si ricorda neanche più da dove provengano.
Si arrende a sè stesso perché le gambe lo affaticano, sono un peso in più da portare e invece lui ha posaceneri da svuotare, e ha da versarsi un bicchiere di vino rosso mentre accende la tivù per spegnerla subito dopo, deluso, ché neanche stasera c'era un film di Buñuel.


Lei non verrà oggi, e il pensiero delle sue gambe ispide di indolenza lo eccita di nascosto, non se lo confessa, se lo tace, e tacendo prende il telefono e sradica uno ad uno tutti pulsanti dei numeretti.
Ci gioca a dadi, e se la immagina di latex vestita a guardare il Costanzo Show.

Sto già sognando, si ripeteva, scivolo via, ma d'altronde chi potrebbe amarlo questo storpio d'occasione?

E ancora taceva.
postato da somanywords alle 19:58 - domenica, 09 novembre 2008
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